lunedì 8 febbraio 2016

Metrica Giapponese



L'Haiku, la forma di poesia giapponese più conosciuta in Occidente, si diffuse in Giappone dal XVI secolo in poi e deriva dal Tanka.
É una forma poetica che ha una struttura molto semplice: è formato da diciassette sillabe, suddivise in tre versi rispettivamente di 5-7-5 sillabe. Ciò deriva dal concetto che ogni emozione è un indivisibile e perfetto insieme che può essere espresso da poche, significative parole. L’Haiku è poesia di concentrazione.
Gli haiku seguono particolari regole di metrica e di sillabazione. Sarebbe impossibile elencarle tutte. Una delle più importanti fra queste ai fini della composizione di haiku è la sinalefe, in base alla quale vi è conteggio in una sola sillaba della vocale finale d’una parola e della vocale iniziale di quella successiva.

L'Haiku è un componimento dell’anima.  E’ come un attimo di vita che diventa verso.
In Giappone affermano che sia un vero e proprio “Poema” concentrato in soli 17 versi.
Particolare nella costruzione dell’Haiku è la “separazione” e la mancanza di collegamenti logici tra i versi al fine di creare pause.  Soggetto dell'haiku sono infatti scene rapide ed intense che rappresentano in genere la natura e le emozioni che esse lasciano nell'animo dell'haijin (il poeta). Vi deve essere quindi sempre valenza autobiografica, in quanto il poeta rende nella scrittura dell'haiku un'emozione personale. La mancanza del soggetto, degli articoli e dei nessi evidenti tra i versi rendono ancora più intimistica e criptica la composizione lasciando spazio ad un vuoto ricco di suggestioni e di immaginazione.

Tradizionalmente l’Haiku è privo di titolo.
Per comprendere il senso degli Haiku è necessario entrare nella cultura del popolo che ha inventato l’haiku e nello spirito Zen, per cui l’uomo si realizza appieno solo integrandosi con l’ambiente in cui è inserito, per quanto ostile questo possa apparire. Il poeta non deve descrivere ciò che vede, ma essere, in quel momento, ciò che descrive. E’ dunque una poesia di meditazione e di introspezione.
La caratteristica fondamentale dell’Haiku classico è quella di fare riferimento a una delle quattro stagioni attraverso un termine, il “kigo”, che è la chiave di lettura, il punto focale del testo (riguardante la flora, la fauna, avvenimenti popolari o cibi), tutto ciò che permetta l'identificazione specifica di una stagione e quindi il collocamento temporale della composizione. In Giappone esiste lo Saijiki  ("Antologia delle Quattro Stagioni"), che raccoglie ogni tipo di kigo e la relativa descrizione.
Alternativa sovente riscontrata è quella del “piccolo kigo”, riferimento ad una parte del giorno nel suo succedersi, (aurora, alba, mattino, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto, imbrunire, sera, notte).

Un eccellente esempio di haiku è questo del maestro Matsuo Basho (1644-1694) il maggiore esponente del genere:

Su un ramo secco
si posa un corvo
crepuscolo autunnale

In epoca moderna però all’haiku classico sono state apportate modiche fra le quali la più importante è l’omissione del kigo o piccolo kigo. In questo caso la composizione viene definita Senryu, anche se originariamente il Senryu aveva una connotazione ironica imperniata sulla natura umana. Altra forma di Senryu è l' Haikai, composizione ironico demenziale con la stessa metrica dei precedenti.

Quando invece una composizione poetica (Haiku o Senryu) è legata ad un’immagine di qualsiasi tipo (fotografia, dipinto o illustrazione) si definisce Haiga.

Il primo esempio di poesia giapponese è il choka (poesia lunga). La metrica del Choka è un succedersi di 5-7, 5-7, 5-7, sillabe con finale 7-7.
Nel Man'yoshu, La più antica collezione poetica in giapponese giunta sino a noi , vi sono circa 260 choka; il più lungo consta di 149 versi. Successivamente troviamo il Waka il cui schema poetico è composto di 31 sillabe divise in 5-7-5-7-7. Tale schema si sostituì al Choka . Fu successivamente identificato con il termine Tanka (Poesia breve)
La struttura del Tanka è composta da due ku [strofe] rispettivamente di 5+7+5 sillabe (kami no ku) Emistichio superiore di un tanka (5-7-5 sillabe). Che nel renga è chiamato hokku e di 7+7 sillabe (shimo no ku). Emistichio inferiore di un tanka (7-7 sillabe)
Il Sedoka e’ un tipo di waka con metrica 5-7-7, 5-7-7. Si trova principalmente nel Man'yoshù, "Raccolta di diecimila foglie" oppure "Raccolta di diecimila generazioni", la più antica collezione poetica in giapponese conosciuta, composta da 20 parti con 265 choka, 4.207 tanka, 62 Sedoka.
Il Renga è invece una composizione “a catena”. Il termine “Renga” in giapponese significa infatti “verso collegato”
E’ una forma poetica che si sviluppò in Giappone a partire dal XII secolo, in un primo tempo come passatempo e diventando successivamente arte seria: è generalmente una forma a più mani. Alcuni poeti (in genere tre, ma esistono casi di un unico autore) iniziavano il kami no ku (emistichio superiore, 5-7-5 sillabe), e lo shimo no ku (emistichio inferiore 7-7 sillabe), fino a formare un renga di cento ku. (si indica con ku la parte che ogni poeta compone in successione. Dato un primo verso come tema, aggiungevano versi da 14 o 21 sillabe; tali versi erano poi associati "a catena", il primo verso con la composizione precedente e l’ultimo con quello successivo. Successivamente il renga si trasformò in "haikai renga", ossia in composizioni a catena di poesie contenenti 17 sillabe. La catena poteva arrivare a comprendere anche decine di strofe. Non si trattava comunque di una concorrenza poetica ma di un dialogo fra autori.
Vediamo alcune fra le più belle composizioni di poeti giapponesi:

Il giorno irrompe -
il colore del cielo
si cambia d'abito.
(Kobayashi Issa 1763-1828)

Anche in un filo d'erba
si rifugia
la fresca
brezzolina.
(idem)

Una foglia cade.
Puah! Ne cade un'altra,
nel vento.
(Hattori Rensetsu 1654-1707)

Vento fresco:
sui campi verdi
un'ombra di nube
(Morikawa Kyooroku 1656- 1715)

Della frescura
faccio la mia casa,
e qui riposo.
(Matsuo Basho 1644-1694)

Convalescenza:
stancarsi gli occhi
contemplando le rose.
(Masaoka Shiki 1867-1902)

N.B. I primi tre haiku sono stati tradotti in italiano da L. Vittorio Arena e le successive da Elena Dal Pra; non sempre hanno potuto rispettare il numero di sillabe.

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Es:
Ricordi

Ancora  avanti
un lustro di ricordi
nell'anno nono
la festa di famiglia
un giglio nella mano
splendore ed un sorriso

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Fonte Bibliografica Wikipedia